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14 novembre 2012
9 novembre 2012
Se vostro figlio fosse ...Gandhi??!
Marshall racconta:
Mi sono inventato un altro esercizio che richiede un po’ di fantasia… :
Mi sono inventato un altro esercizio che richiede un po’ di fantasia… :
Cercate di
ricordare un episodio in cui vostro figlio o un altro bambino a cui siete legati,
ha fatto qualcosa che non vi è piaciuto.
In seguito
provate ad immaginare una persona famosa di cui avete la massima stima e per la
quale nutrite il massimo rispetto. Il caso vuole che proprio quella persona sia
venuta a trovarvi a casa vostra e, per un inspiegabile motivo, fa la stessa
cosa del vostro bambino. Cosa direste
quindi a quella persona che tanto ammirate?…
Riuscite ad immaginare ciò che succederà la prossima volta
in cui vi arrabbierete per qualcosa che ha fatto il vostro bambino e lo
guarderete come la persona famosa, che rispettate di più al mondo?
Quando ho voluto sperimentare l’esercizio, mi sono
immaginato di invitare Gandhi a casa mia. Immaginate se vostro figlio fosse
Gandhi! … Purtroppo Gandhi non era molto adatto all’episodio che mi sono
trovato a gestire a casa mia. Mio figlio più piccolo si era lavato i capelli nel
lavandino, lasciandolo sporco di capelli; ce n’erano dappertutto! Anche se
mi ci è voluta parecchia immaginazione
per vedere Gandhi, calvo, in questa situazione… l’esercizio mi è stato molto
utile!
Ho capito
come, nella nostra cultura, siamo pronti a disumanizzare una persona
relegandola nella categoria ‘bambino’. Nello stesso cassetto mentale ci sono
innumerevoli pensieri che ci impediscono di essere genitori attenti e aperti.
Uno di questi pensieri è la diffusa convinzione che i
genitori siano responsabili del comportamento dei figli. Significa che i
genitori devono fare in modo che il figlio si comporti ‘a modo’. Questa è
un’attitudine non soltanto distruttiva,
ma fallimentare… perché semplicemente impossibile: nessuno è in grado di
controllare il comportamento di un’altra persona. Possiamo però intervenire sul contesto.
“Un bambino per lei è
quindi un essere umano immerso in un mondo che gli è sconosciuto. In questo
caso gli adulti hanno un’immensa responsabilità nel mostrargli come funziona la
vita…!”.
Sì. Siamo
responsabili di mostrarglielo con il nostro comportamento; tuttavia non siamo
responsabili dei gesti di nostro figlio. Possiamo chiederci: “Vivo veramente quei
valori che vorrei trasmettere a mio figlio?”.
Ecco qualcosa che possiamo decidere noi stessi. Ma non abbiamo nessun controllo sul modo in
cui il bambino decide di comportarsi.
Marshall B. Rosenberg racconta …..
Tutte le
sere, nella mia famiglia, c’era da discutere! Quando è l’ora di andare a letto?
I bambini all’epoca avevano cinque, sei e nove anni. Avevo
stabilito io un orario in cui tutti dovevano andare a letto. Era una lotta
continua, perché loro, tutte le sere,
non volevano andarci all'ora stabilita.
Interiormente
mi dicevo:
"Marshall,
ma perché insisti così tanto che a una certa ora vadano al letto? Lo fai perché
ti preoccupi per la loro salute? È questa la vera ragione?".
Lentamente
ho finito per confessarmi che non mi
preoccupava tanto la loro salute fisica quanto piuttosto… la mia salute
psichica.
Avevo semplicemente bisogno di tranquillità alla fine della
giornata, ma non lo avevo mai espresso.
Finora avevo
sempre detto ai miei figli:
«Andate a dormire; so io ciò quello che va bene per voi!».
Sulla base
di questa constatazione, ho ripreso la discussione con loro e ho detto:
«Ho voglia di riparlare dell'ora dell'andare a letto. Penso
di non essere stato mai molto chiaro, finora, sulle ragioni che mi spingevano a
chiedervi di rispettare l'orario che avevo stabilito. Conoscete quella
sensazione di volere del tempo per voi, di desiderare un po’ di calma…. di non
voler aver nessuno intorno?...».
Non ho avuto
bisogno di dare tante spiegazioni; hanno capito subito.
«Alla fine della giornata vorrei avere un po’ di tempo per
me, perciò vorrei che andaste a letto alle otto».
Era molto
chiaro anche questo. Rick il mio più grande ha replicato:
«Ma papà,
tante volte a quell’ora non siamo ancora stanchi e non è divertente andare a
letto quando non si ha sonno!».
«Sì, lo
posso capire benissimo».
Infine mia
figlia Marla, sei anni, ha avuto un’idea
che ho trovato meravigliosa:
«Che cosa
dici, se noi alle otto andiamo in camera, poi andiamo a letto quando vogliamo?
Tu avrai la tranquillità e il tempo per te…».
Per me
andava benissimo e abbiamo deciso di fare così. Alle otto, senza che io glielo
dovessi ricordare, loro andavano in camera perché avevano capito il mio bisogno
e io non dovevo più gridare.
Eravamo d’accordo che, finché non avessi udito, visto o
sentito niente, potevano decidere loro quando mettersi sotto le coperte ed
addormentarsi.
La prima
sera ho sentito a lungo rumori dalla camera del più piccolo. La mattina dopo
era particolarmente noioso e ho dovuto trattenermi dal non commentare:
«Ecco, te
l’avevo detto, il tuo corpo ha bisogno di dormire di più!».
Ma gliel’ha fatto sentire
il suo corpo e, dopo alcune notti quasi in bianco, Brad è andato da solo
a letto molto prima. Ancora oggi Brad ha questo bisogno di riposo ed è uno che
va a letto presto. Da quel giorno, a casa mia, il problema dell’andare a
dormire è stato risolto. I bambini hanno prestato attenzione da soli a
rispettare le loro ore di sonno e io, la sera, avevo la pace.
Tratto da “Preferisci avere ragione o essere felice?”
6 novembre 2012
"Io sono una stella"!
Un intenso
viaggio lungo la vita.
Un puntino
che si scopre bambina.
Una bambina
con occhi spalancati sul mondo.
Occhi di
luce.
Luce di
stella.
Una storia
illustrata da ... regalare per le festività!
Parole e
immagini per piccole e grandi luci.
Un regalo di una stella .... per altre stelle.
2 novembre 2012
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nel tuo cuore è davvero un amico.” Anonimo
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